Un po’ di cose che amo, quelle che viverci senza io non potrei.
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Mike Patton
Mozart con il ghigno, Da Vinci con sei ottave, un uomo che riesce a cantare "Il cielo in una stanza" e poi urlarti nelle orecchie diverse oscenità trash metal. Era il 1990 e ricordo i suoi capelli lunghi volteggiare sullo schermo disturbato della mia tv in salotto mentre mio padre mi urla di abbassare il volume ma Mike urlava più forte. Mike Patton, quello che nel video di "Ashes to Ashes" mi ha fatto capire, improvvisamente, cos'era la pubertà, e ha picchiato fortissimo. L’unico uomo che poteva indurmi a farmi divorare dalle zanzare sul prato del “Magnolia” in una afosa giornata di giugno del 2024. Quello che per me resta perennemente nel perimetro di una patologia non diagnosticata.
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Letteratura Russa
Non posso sceglierne uno solo. Da Puškin ad autori contemporanei come Erofeev, davvero non posso scegliere. Tutti loro m’hanno portato in mano l’aria che respiro da quand’avevo 13 anni. Dostoevskij, Bulgakov, Achmatova, Brodskij, Tolstoj, Chechov, Turgenev, Gogol, Majakovskij, Dovlatov, Sklovskij (e sto sicuramente dimenticando qualcuno) sono il mio comfort food, sono la mia carezza nelle intemperie del mondo, è a loro che torno come in una casa felice. A loro devo tutto quello che so.
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Letteratura Latino-Americana
Gabriel García Márquez e io siamo nati lo stesso giorno, cosa che immagino smorzi un po’ l’entusiasmo degli appassionati di astrologia. Gabo, Galeano, Borges, Cortázar, Bolaño, Vargas Llosa, Octavio Paz, Jorge Amado mi hanno presa di peso e gettata in una realtà che non avrei mai potuto immaginare e in un sogno che non avrei mai saputo sognare.
Una menzione speciale a Osvaldo Soriano e alle sue storie di fútbol: nessuno le scriveva come lui. E il mio pensiero e il mio cuore vanno anche alle sombras de tierna furia, gli zapatisti del Chiapas che dal 1994 scrivono una realtà che sembra una favola.
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Musica Classica
Quando sono triste, quando sono allegra, quando ho bisogno di concentrarmi, quando voglio distrarmi: questa playlist fa tutto da sé. “Ti ricordi la sera che i due si baciavano e tu, solo? Chopin discese dalle mansarde di Dio ti colpì per sempre alla nuca facendoti grande e infelice”. (Dino Buzzati)
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Courtney Love
La donna che mi ha insegnato ad urlare quando gli unici a farlo erano uomini, la donna che da trent'anni viene considerata un'assassina, quella che ha accompagnato la mia adolescenza dicendo "Do not hurt yourself, destroy yourself, mangle yourself to get the football captain. Be the football captain". Per sempre in debito, Courtney. Per sempre too early for that dress e per sempre vorrò essere the girl with the most cake.
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Nirvana
È andata come doveva: mi piaceva un ragazzo più grande di me che neanche mi notava, mi informo sui suoi gusti, scopro i Nirvana. Era il 1995, Cobain era morto da un anno, io di anni ne avevo 11 e niente, nessuna concezione del mondo e del mio sentire, sarebbe più stata la stessa.
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Chris Cornell
Non riesco ancora a credere che non ci sia più. Era già finita quell'epoca e mi aspettavo ci avrebbe accompagnati fino alla nostra vecchiaia, sperimentando cose nuove. L'unica voce che poteva competere con quella di Patton.
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Franz Kafka
Franz Kafka, l’uomo che morì senza più riuscire a deglutire, un uomo che provava ribrezzo per sé stesso ma aveva gli occhi più belli del mondo. Uno dei pochi che riesce a farmi piangere anche in rilettura.
L’uomo che, per passare poche ore con Milena Jesenská, attraversò l’Europa da Praga a Vienna, con la tisi, la guerra mondiale di mezzo e in treno. Quello che ogni tanto mi fa pensare: «Ora mando il CV alle Generali, così nella motivazione della candidatura posso scrivere: “perché ci ha lavorato pure Franz”»
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E un sacco di altre cose
Thomas Bernhard perché la sua insolenza mi dà sui nervi e i suoi soliloqui ma fanno uscire pazza e la sua scrittura mi lascia in ginocchio perché ha il talento che vorrei. Joseph Roth perché è in effetti l’unico Roth che amo leggere, mi spiace. Pier Vittorio Tondelli che bestemmia nei libri e la me tredicenne una cosa così non l’aveva mai vista. E poi l’arte, il design, il cinema italiano degli anni 50 e 60, il caffè senza zucchero, il fondente 90%, la liquirizia extra forte, gli articoli di cancelleria, le penne a forma di koala, il ciambellone fatto in casa, i mirtilli nello yogurt greco.
La voce di mia madre, la risata di mia sorella, la volontà indomita di mio padre.