• "Elisa, "Malizia" è il tuo vero cognome?" Sì".

    Originaria della Ciociaria, vivo vicino Milano dal 2018. Ho gli occhi castani, i capelli come capita e a volte discutibili, altezza nella media. Sono nata quando il Muro di Berlino era ancora in piedi e il mio carattere è stato forgiato dal Novecento.

    Amo l’arte e sentirmi ignorante e piccola davanti a un’opera è una sensazione meravigliosa. Ho una passione per Alfons Mucha e Vincent Van Gogh che sfiora il patologico. Ho sempre un libro con me ovunque vada. La letteratura mi ha insegnato tutto quello che so. Quella russa è la mia preferita, e mi ha insegnato a soffrire in attesa della redenzione, mica poco. Al tempo stesso le opere di Joseph Roth e di Bernhard, intrise di Mitteleuropa, riescono sempre a scavarmi dentro. Avrò sempre una cotta eterna per Ludwig Wittgenstein.

    Sono una bimba degli anni 90, quindi resterò per sempre, inconsolabilmente grunge nel cuore, devota al triumvirato Cobain-Cornell-Vedder. Ho sempre capito quello che Courtney Love cercava di dire, e ancora oggi la amo per questo. C’è solo un uomo al mondo che può fare quello che vuole e eccellere sempre: Mike Patton. Anche se significa rovinarmi la vita, se ha 5 minuti liberi, io ci sto.

  • Su cosa lavoro?

    Quando mi chiedono “di cosa ti occupi?” una parte di me vorrebbe rispondere “sono una ricchissima ereditiera” ma devo attestarmi su un semplice “lavoro nella comunicazione e nel marketing.” Ho esperienze sia come dipendente sia come freelance.

    Ho iniziato nel 2004 come giornalista per quella cosa antichissima chiamata carta stampata, parlandone da viva. Successivamente mi sono spostata sulle piattaforme web, dove ho iniziato a scrivere articoli ottimizzati SEO e mi sono occupata praticamente di tutto: moda, editoria, arte, design, food, makeup, beauty e cinema. È stata una palestra incredibile, e ancora oggi ne sono grata.

    Nel 2014 mi sono resa conto che “scrivere e basta” non mi bastava più, così ho iniziato a collaborare con diverse agenzie romane, diventando Social Media Manager e Copywriter. Il passo verso la strategia pura è arrivato in modo naturale e quasi automatico.

    Nel 2018 mi sono trasferita vicino Milano e da quel momento mi occupo di strategie di comunicazione e di brand, oltre che di copywriting a tutto tondo per qualsiasi tipo di media. Ho lavorato anche come correttrice di bozze per diverse case editrici, come redattrice per riviste come Vanity Fair e come creative director per vari progetti.

    Oggi mi concentro principalmente su strategia multicanale, strategia di brand, strategia di contenuti e copywriting.

  • Ma quindi cosa faccio esattamente?

    •Social media e creative strategy

    •AI strategy (utilizzando LLM per l’analisi di mercato, l’analisi del sentiment, l’estrazione di insight e l’ottimizzazione di prompt/modelli per raccomandazioni strategiche basate sui dati)

    •Creative direction

    •Content management e content strategy

    •Social Media Management e Piani Editoriali

    •Scrittura articoli e testi per tutti i canali

    •Creative copywriting e SEO-oriented copywriting - Google friendly

    •Storytelling

    •DEM&Newsletter

    •Brand awareness

    •Revisioni testo

    •Editing e correzione bozze

    •Visual marketing and visual storytelling

    • Comunicazione ATL, BTL, and TTl

Il modo in cui faccio ciò che faccio

Lo so, lo dicono tutti. Tutti si proclamano diversi, creativi, capaci di offrire tutto ciò che nessun altro potrebbe mai dare. E sai che c’è? È vero. Perché un professionista è prima di tutto un essere umano plasmato dalla vita in un certo ambiente, che ha letto certi libri, intrapreso certi viaggi e amato certe persone. Una combinazione unica e irripetibile. Negli ultimi quindici anni, questa unicità viene sempre più messa alla prova e se scorri LinkedIn vedrai volti identici con gli stessi titoli delle stesse università, tutti a consigliare, bere, mangiare e leggere le stesse cose. Non so cosa sia successo, ma trovo abbastanza difficile inserirsi in questa catena di montaggio. Non solo professionalmente ma soprattutto come essere umano.

Sono nata e cresciuta in una piccola città di provincia, modesta e depressa che vanta un solo record, ovvero l’apertura del primo SERT della regione negli anni 90. Ho dovuto inventare un futuro, un percorso, qualcosa che non fosse già scritto e scolpito nella pietra. Mi sono formata attraverso ribellioni feroci che mi hanno insegnato il peso di avere dei valori e la capacità di affrontare le conseguenze di averne. Sono la somma di libri smisurati che mi hanno fatto esplodere anima e cervello, lasciandomi il dono più prezioso di tutti: sentirmi sempre ignorante e lottare per non esserlo più.

Ho ascoltato canzoni assurde di drogati famosi e ho trasformato quei miti in origami stracciati per evitare identificazioni malsane. Disprezzo l’iconografia e l’agiografia postuma. A quindici anni ero Ivan Karamazov davanti al Diavolo; a tredici ero il Principe Myškin e Courtney Love. Ho letto Cioè e vissuto una Bologna invisibile con Pier Vittorio Tondelli, Andrea Pazienza e Frigidaire. Ho capito l’ossessione di Stefano Tamburini nell’accelerare il conflitto nel mondo della comunicazione. Sono stata stanca di guerra insieme a Teresa Batista, ho calciato palloni con gli anti-eroi di Soriano, cantando il tango di Carlos Gardel. Ho viaggiato in una primavera moscovita su una scopa con Margherita che correva dal suo Maestro, mi sono innamorata follemente di Andrej Bolkonskij, ho sperimentato il freddo cinico della Mitteleuropa con Franz Tunda e ho cercato di non soccombere con Wertheimer.

Mi sono svegliata scarafaggio come Gregor Samsa e sono andata a Vienna con Franz Kafka, trascorrendo anch’io una manciata di ore con Milena. Trattengo nel cuore la dolcezza di mia madre che canta Baglioni e Celentano mentre stira e pure io, oggi, senza cantare “Una carezza in un pugno” non riesco a fare nulla in casa. Mi sono ribellata al dominio delle canzoni pop ed ero grunge quando nessun altro lo era più.

Ho pensato a me stessa perennemente: sono fuori tempo. Ma poi ho capito che non sono fuori tempo. Ho il mio ritmo. E il mio ritmo è asincrono.

E ora vorrei sapere: come può un “professionista” essere intercambiabile?